LONDRA

In qualche angolo nascosto, dentro di me, c’è sempre stata la voglia di sfidare l’ignoto.

Parliamoci chiaro sono una paurosa per natura, ci sono cose che mi solleticano la curiosità ma riesco ad avvicinarmi solo a distanza di sicurezza. Ciò non toglie che mi siano sempre piaciute le sfide, anzi per me la vita stessa è una sfida.

Nel 2013, cercavo di organizzarmi al meglio possibile. Leggevo blog di viaggi stranieri, cercavo online qualsiasi guida. Scrivevo liste interminabili di cose da studiarmi, da mettere in valigia, da vedere. Non c’erano i post super descritti che ci sono ora quando si fa una qualsiasi ricerca su google.

Tutto sembrava così irraggiungibile e così difficile da gestire. Avevo una paura folle. Del resto avevo scelto di trasferirmi in Inghilterra, non sapevo quanto ci sarei rimasta quindi non era una cosa da prendere alla leggera!

St.James_Park_London

La sfida più grande che avevo deciso di intraprendere è stata riunire quelle poche cose che mi rappresentavano, metterle in una valigia e andare alla ricerca di qualcosa.

Ma perchè proprio l’Inghilterra?

Mi ha sempre incuriosito lo stile di vita degli inglesi. Sono pratici, veloci. Amano il verde e sono pieni di parchi, ho pensato, se devo alienarmi in un luogo lontano, voglio che sia Londra!

Niente di più vero, Londra rispecchiava la mia anima. Giorno dopo giorno capivo sempre di più che la mia scelta era stata presa nel momento giusto e verso il luogo giusto.

Durante la partenza in aereo, il mio primo vero aereo, conobbi Ansa. Un ragazzo fantastico di origini tunisine. La parlantina spigliata, il sorriso dolcissimo e con un background linguistico non indifferente. Mi prese in simpatia dall’inizio (forse devo avergli fatto tenerezza da quanto, a primo acchito, potevo sembrare rigida e impaurita 😄). Mi regalò la sua Oyster Card piena, per farci il primo giro di bus e arrivare al mio primo step. È stato un aiuto caduto dal cielo. Non lo dimenticherò mai!

Le prime settimane sono state difficili, non conoscevo niente e nessuno. Tutto quello che avevo visto online non era per niente paragonabile al vero, era molto più enorme, molto più dinamico.

Immaginati una ragazza, di poco più di 20 anni, che non conosce nessuno, senza qualcuno a cui chiedere informazioni nella propria lingua, lontana dai propri affetti o da qualcosa di familiare …

Eppure io non volevo essere da nessun’altra parte se non lì!

La mia piccola stanza era in una casa vittoriana in Portnall Rd. a Queen’s Park (zona 2). Era la prima volta che condividevo uno spazio abitativo con degli estranei. Vivevo con una chef e con un ricercatore scientifico.

Dall’Italia mi ero premunita di iscrizione ad un corso di inglese, in una scuola su una delle vie più trafficate di Londra, Oxford St. Impossibile non stringere amicizie, anche solo di passaggio.

Ho incominciato a conoscere le prime persone. Ci parlavo molto lentamente e dicendo anche delle grandi cazzate all’inizio. Poi sono diventata più padrona della lingua e più scherzavo più mi aprivo. Io che sono sempre stata una grandissima introversa.

Tutti i miei nuovi conoscenti provenivano da ogni parte del mondo. Che figata!

Avevo acquisito i miei ritmi e il mio conto in banca inglese. Andavo a fare la spesa due volte a settimana nei piccoli market ma solo a certi orari perchè di giorno, per qualche ora, lavoravo in una piccola boutique in Portobello Rd.

Ero addetta alle vendite insieme alla mia titolare, ma molto spesso mi occupavo anche di migliorare e rammendare le cose che mi passavano tra le mani. Uno dei lavori più fighi che io abbia mai fatto e che mi ha fatto definitivamente capire quanto gli inglesi abbiano una mentalità anni luce più avanti alla nostra.

Andavo a lavoro sempre con la mia Canon dentro la borsa, un’altra mia grande passione. Fotografavo ogni scorcio, angolo o particolare che attirava la mia attenzione, quando staccavo da lavoro. Di notte invece, scaricavo le foto e le editavo sul mio Mac incredula dei posti visitati.

Sempre di più prendevo padronanza dei luoghi, di come muovermi in una città così grande. Conoscevo gli orari più caotici e quelli più tranquilli.

Il punto fondamentale in quel periodo era solo uno: trovare quel qualcosa che cercavo là fuori e farlo mio.

continua..

Una risposta a “LONDRA”

  1. […] su LONDRA | Parte prima.. per leggere il prequel di questo […]

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